CERCAVA UN AMORE, UN ABBRACCIO ( piccolo test sull'amore e l'amicizia)

23.11.2014 10:16

di Pier Paolo Gobbi

Dal primo istante, quando le cellule iniziano a danzare nel buio del grembo, per ogni bambino il corpo della mamma è la prima “casa”, che lo accoglie e gli dona il senso di esserci, di pienezza e bene e nel tempo della crescita dice ad ogni sua piccola cellula queste parole: "è bello che tu esista, sono per te, la vita è buona".
Questa esperienza del luogo delle origini ce la portiamo dentro per sempre e fa da matrice a un desiderio di bene senza fine, mai colmato ma che cerchiamo di colmare molte volte, in vari modi, in tanti incontri o in uno solo, anche da grandi, anche oggi.
L’amicizia e l’amore veri, quando li viviamo, fanno questo “miracolo”: ci fanno sentire a "casa", ci avvicinano a quella pienezza e parlano ad ogni nostra cellula come in quel tempo lontano.
Come essere certi di questa verità?
Ce lo suggerisce il pittore Vincent Van Gogh, che ha avuto una vita piena di ferite, come può accadere anche a noi, ma non ha mai smesso di inseguire il suo destino, con i suoi colori accesi. Cercava un amico, un amore, l'abbraccio, l’affetto, una casa. Come tutti noi. Cercava di uscire dal buio verso la luce.
Per questo un giorno ha dipinto un quadro di un amico, il “Ritratto di Eugene Boch". Van Gogh ha prima ritratto il suo amico com’era, senza negare la realtà, resa ancora più profonda dalle sue pennellate intrise di colore.
Ma poi ha sentito che il quadro non era finito, come a dirci che nell'amicizia doveva, dobbiamo andare oltre: così ha rimesso mano ai pennelli e ha accentuato il biondo dei capelli fino a far sembrare la testa dell’amico tutt’uno con la luce di una stella e ha trasformato lo sfondo banale della povera casa dove viveva l’amico, nel blu di un cielo stupendo.
E per essere sicuro che comprendessimo bene, scrive al fratello Theo: “Vorrei fare il ritratto di un amico artista... e vorrei mettere nel quadro la stima e l’amore che ho per lui. Lo ritrarrei così come è, più fedelmente possibile, per cominciare. Ma il quadro non sarebbe terminato così. Per finirlo farò il colorista arbitrario. Esagererò il biondo dei capelli…dietro la testa, invece di dipingere il muro banale del misero appartamento, dipingerò l’infinito, farò una sfondo semplice del blu più ricco, più intenso che riuscirò a ottenere; da questa semplice combinazione la testa bionda, illuminata su questo sfondo blu suntuoso, rende un effetto misterioso come di stella nell’azzurro profondo” .

Quello che ha fatto Van Gogh con il suo amico in questo quadro può essere come un "test" per noi, la verifica dei nostri amori e delle nostre amicizie: vedere e accogliere l'altro per quello che è, nel suo limite e povertà reali, come il muro scrostato di una povera casa. Senza giudizi, senza pretese impossibili, senza rivendicazioni.
Ma poi vederlo ogni giorno di nuovo e veramente, vederlo oltre, per quello che è nel suo valore infinito, con gratitudine.
Nella cura quotidiana che ogni nostra parola, gesto e silenzio fanno di questo doppio movimento, tra ciò che nell'altro si vede e ciò che è nascosto, nell'accoglienza grata di quello che ci può dare e nella consapevolezza che il nostro e il suo cuore sono sempre desiderosi di un bene e un amore più grandi, sta forse il miracolo dell'amore e dell'amicizia.
Se è così accade che tanti giorni dopo quel buio intriso di vita si accenda dentro di noi e per tutti una luce, “come di stella nell’azzurro profondo”.

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