L'aquilone della psicomotricità

09.10.2014 11:54

di Pier Paolo Gobbi

 

Chi è uno psicomotricista?

Osserviamo la parola psicomotricità come fosse un aquilone in volo: cosa scorgiamo? Per prima cosa vediamo il volto di una persona, che fa di mestiere lo/ la psicomotricista. È' un uomo, una donna, che ha fatto un percorso di formazione teorica, pratica e vissuta per diventare uno "specialista del linguaggio del corpo come relazione".

Svolge la sua professione con interventi di educazione, prevenzione e aiuto psicomotori, sempre secondo una visione unitaria e globale della persona e privilegiando l'utilizzo di metodologie a mediazione corporea.

Opera per favorire lo sviluppo psicofisico della persona in età evolutiva, contribuisce a mantenere l'equilibrio psicofisico della persona adulta e anziana, aiuta a superare i momenti di crisi nelle diverse età, cercando di prevenire l'insorgenza di una situazione patologica.

Interviene quando sia indicato l'intervento psicomotorio. In età evolutiva:

-per ritardi e sindromi psicomotorie;

- per disordini spazio/temporali e dello schema corporeo;

- per carente immagine di sè;

- per disturbi del carattere, tensioni emotive, impulsività, timidezza, iperattività;

- disturbi del comportamento e della comunicazione;

- difficoltà scolastiche, di scrittura e lettura;

- ritardi e difficoltà del linguaggio;

- disturbi precoci della relazione corporea con conseguente sviluppo disarmonico della personalità;

- disturbi psicomotori secondari, che si aggiungono alla presenza di handicap organici;

- disturbi legati alla prematurità, alla ospedalizzazione;

 

Cosa fa uno psicomotricista?

La psicomotrcità opera sempre attraverso azioni concrete, che sono agite nello spazio e nel tempo reale della stanza di psicomotricità. Il lavoro psicomotorio è sempre un agire e fare per maggiormente essere.

È un percorso per favorire il passaggio da una motricità disorganizzata e poco vissuta, ad una motricità più vissuta, cioè investita di sè sul piano emozionale, affettivo ed emotivo. È infine giungere ad una motrcità organizzata e pensata coerentemente per sè e per gli altri.

È anche un cammino dalla dipendenza alla vera autonomia.

È così comprensibile che l'obiettivo del lavoro corporeo che si fa in psicomotricità è quello di aiutare la persona per prima cosa ad entrare in relazione cosciente con le proprie sensazioni, in particolare quelle profonde, che sono la memoria delle proprie emozioni, l'origine delle funzioni psicomotorie é dei propri comportamenti. Poi l'obiettivo è di armonizzare le proprie sensazioni, azioni ed emozioni nella relazione con l'altro e gli altri.

Infine, solo quando ognuno ha scoperto e vive la propria identità, vi è vera autonomia psicomotoria e ci può essere autentica comunicazione e si puòpassare armoniosamente dall'azione agita alla rappresentazione, dal corpo alla parola per poi ritornare alla parola.

Detto con un linguaggio specifico, il percorso di aiuto psicomotorio in ottica evolutiva, contribuisce alla costruzione o armonizzazione migliore dell'identità partendo dal sè corporeo, dalla centralitá del corpo come luogo di identità, memoria ed espressione della vita della persona, corpo che è sempre soggetto di afferente emotive e di relazione con il mondo.

Detto riprendendo l'immagine della psicomotrictà come un aquilone, l'obiettivo del lavoro psicomotorio è sempre che ogni persona, cioè ogni aquilone, possa fare i suoi propri voli, non perfetti, ma sia in grado di prendere vento e vivere meglio.

 

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