LA CONSULENZA CON L’ADOLESCENTE E LA SUA FAMIGLIA

13.10.2014 12:51

di Gian Carlo Gobbi

Elisabetta ha 17 anni, giunge in consulenza a causa
della sua attuale situazione di forte ansia. Siamo in aprile, da due mesi
si è ritirata da scuola, dove eccelleva nei voti in tutte le materie. La
scuola era diventata troppo pesante, non ce la faceva più a reggere
quei ritmi.
È una ragazza che sta male, sembra che dentro di lei si sia rotto
qualcosa, vorrebbe andare a scuola tranquillamente, ma non ci riesce,
non riesce più a vedere nessuno, si è chiusa nella propria angoscia. Un
interrogazione andata male e il susseguente diverbio con un’insegnante
è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: qualche assenza,
malesseri fisici limitanti (specialmente fortissimi mal di pancia), fino
al non riuscire più a uscire di casa. Ora sta preparando l’esame da privatista
per esser ammessa all’anno successivo. Quando viene al primo
colloquio i genitori, con preoccupazione e impotenza dipinti sul volto,
mi riferiscono che è la prima volta che esce di casa da tre settimane;
hanno bisogno di aiuto.
Nel frattempo hanno comprato il libro “Vincere l’ansia”, l’hanno
letto e anche Elisabetta l’ha letto, motivo per cui è venuta fiduciosa,
sa già di poter essere capita e ha già colto alcuni aspetti importanti del
suo disagio.
È primogenita (ha un fratellino piccolo), ed appare come una ragazza
molto educata, tranquilla, intelligente, con ottime risorse, ma
che fatica ad accettarsi e a relazionarsi con i coetanei. Ha compreso
che a livello scolastico e nella relazione coi compagni prendeva tutto sul
serio, era troppo attenta alle valutazioni, in perenne competizione,
sempre contratta, mai rilassata, col pensiero sempre sulla scuola: non
era più vita, si era rinchiusa in una prigione da sola.
Anche la madre ha sofferto di periodi d’ansia in gioventù, ma come
spesso accade Elisabetta non sa nulla a riguardo, quasi fosse un disonore
del ruolo genitoriale; capisce solo che la mamma tende a preoccuparsi
un po’ troppo e ad essere agitata.
Al secondo colloquio Elisabetta riferisce che è stato faticoso ma è
riuscita a uscire, prima con la mamma per andare dai nonni, poi dalla
parrucchiera. Il papà è felice, ma incredulo, quasi che sia successo un
miracolo. La settimana dopo riprende a vedere le amiche, ha ancora
mal di pancia, ma si è disinnescato il circolo vizioso in cui era prigioniera
e trae molta forza dal vedere che non è più bloccata, che sta
reagendo e sta riuscendo in cose che fino a poco prima sembravano
impossibili. Continuiamo con la terapia e il percorso procede oltre
ogni più rosea aspettativa. Elisabetta esce sempre più spesso, impara a
rilassarsi, si prepara per gli esami senza stress e ansia, sapendo che comunque
l’importante è tornare a vivere. Passa molto bene l’estate, esce
come mai aveva fatto prima e conosce nuovi coetanei. A settembre affronta
l’esame: non va troppo bene, ma viene premiata per l’impegno
e promossa in quarta superiore. Riprende la scuola serena e fiduciosa,
si inserisce molto bene in classe, dove finalmente è libera di essere
se stessa; dopo aver superato quello che ha passato, interrogazioni e
verifiche non sono più fonte di ansia. Ai genitori non sembra vero
di essere usciti da quell’incubo. Ci vediamo meno spesso e solo per
monitorare i progressi ed affrontare certe piccole difficoltà che ancora
persistono, ma che sono poca cosa rispetto alla situazione di partenza.


Non sempre va così bene e soprattutto in tempi così rapidi, ma
quando si trova la chiave giusta per ascoltare, comprendere e aiutare
gli adolescenti, essi mostrano risorse e capacità di cambiamento impensabili.
Quando si ha il sospetto che qualcosa non vada per il verso giusto,
quando si percepisce eccessivo disagio e quando il clima familiare è divenuto irrespirabile è sempre bene richiedere una consulenza.
Può servire anche come conferma che il percorso di crescita
proceda nella giusta direzione e per tranquillizzarsi trovando però
nuove modalità di convivenza familiare. Soprattutto quando è difficile
fare un analisi distaccata e corretta del disagio, è opportuno
consultare un esperto.
Se stanno male, se sono in difficoltà, i ragazzi e le ragazze solitamente
accettano volentieri aiuto, a volte hanno bisogno di una spinta.
Durante i colloqui di solito, se si fidano, parlano, raccontano, si sfogano,
riflettono: è uno spazio per potersi esprimere, per affrontare le
loro difficoltà in terreno neutro, per aumentare la loro autostima, per
essere accompagnati per un breve tratto della loro crescita, quando c’è
qualcosa che li sta frenando.
Alla fine dei colloqui è opportuno che un genitore non chieda
troppo, che rispetti la loro privacy, soprattutto se generalmente con
loro sono muti e scontrosi. Il genitore ha sempre modo di partecipare,
viene comunque tenuto al corrente, è coinvolto ma senza violare lo
spazio dei figli e il rapporto di fiducia instauratosi col terapeuta.
Di fronte alle varie difficoltà non è possibile dare risposte precostituite
ai genitori, però attraverso un percorso di consulenza ogni famiglia
può trovare una soluzione personale in base alle caratteristiche
individuali dei membri che la compongono e al modo in cui essi interagiscono.
L’intervento psicologico coi genitori propone percorsi di
approfondimento e miglioramento degli stili educativi partendo dalle
situazioni di difficoltà quotidiane per facilitare la comunicazione nel
rapporto educativo con i figli, per acquisire abilità nell’ascolto e nella
riformulazione dei messaggi, per saper esprimere i sentimenti, negoziare
le regole, la disciplina, ridefinire il rapporto fra autorità e libertà,
favorire la gestione dei conflitti, ecc.
Per un genitore, alle prese con un figlio adolescente, è normale avere
difficoltà nel distinguere quale sia il confine tra un comportamento
che indica un campanello d’allarme e che quindi va assolutamente
ascoltato e capito e uno che rientra nella normale crisi adolescenziale.
Lo psicologo può essere utile a dissipare ogni dubbio e in caso di necessità indicare una via adeguata per aiutare il giovane a compiere le tappe che la vita richiede e la sua famiglia a ritrovare la serenità.

Gian Carlo Gobbi, "Quei comportamenti che ci fanno ammattire", in AA. VV., Come sopravvivere con un adolescente, Ed. Centro Studi Evolution, Verona 2012, pp. 97-99..

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