LA PSICOLOGIA CLINICA

09.10.2014 11:56

di Gilberto Gobbi

 

“La novità della psicoterapia come scienza, arte, tipo di rela­zione o servizio, si riflette nel fatto che tutt’oggi ancora non ne esiste una de­finizione precisa, che sia per tutti accettabile. An­che dal punto di vi­sta del paziente o cliente possono esservi molte definizioni, poiché ciascuno vive la propria esperienza in modo unico” (W.H. Fitts)

 

La psicoterapia, all’interno del vasto territorio della psi­cologia, appartiene al settore della psicologia clinica, che deve il suo nome alla psicologia americana, in cui la psicoterapia è stata fortemente le­gata alle cliniche psicologiche, luoghi dove si affrontava oltre la dia­gnosi anche la cura (terapia) delle di­sfunzioni psicologiche (psico­patologie).

All’inizio del XX secolo Lightner Winter, allievo di Wil­hem Wundt, il fondatore  del primo istituto di psicologia spe­rimentale a Lipsia, apriva a Philadelfia la prima clinica psico­logica, fondando anche la rivista “Psychological Clinic”. Da allora il termine di psi­cologia clinica si è diffuso in tutto il mondo, come quella branca della psicologia  che affronta con metodi scientifici le psicopatolo­gie.

Oggi oltre il 65% degli psicologi lavora nel campo della psicolo­gia clinica, il cui settore si è estremamente ampliato negli ultimi anni.

Occorre prendere atto che non c’è una sola psicologia cli­nica, in cui gli operatori si riconoscono e che gli orientamenti psicoterapeu­tici sono molteplici; tuttavia  il modello di base, da cui ogni indirizzo psicoterapeutico parte, è costituito dai se­guenti fattori comuni: di­sturbo – sintomo – causa – cura o te­rapia – prevenzione.

Dal modello base comune emergono vari collegamenti tra gli elementi, che vedono il disturbo psichico nella posizione centrale di una triangolazione, formata dal rapporto tra di­sturbo psichico, tera­pia e prevenzione (fig. n. 1). Da questa triangolazione si struttura la relazione terapeutica tra terapeuta e cliente che, determina profon­damente il percorso clinico as­sieme all’orientamento teorico dello psicoterapeuta (fig. n. 2).

A questo punto occorre chiarire il significato del termine clinico, che abbiamo trovato accanto a quello di psicologia, perché connota e specifica il contenuto della “psicologia cli­nica” e dello stesso inter­vento psicoterapeutico.

Da un punto di vista generale, il termine clinico viene usato per indicare chiunque, con interventi sistematici, tenti di modificare e migliorare lo stato psicologico di una persona. Così, di là delle competenze professionali, il termine clinico è usato semplicemente con riferimento alla persona, che effet­tua l’intervento psicologico, prescindendo da quale possa es­sere la sua particolare formazione professionale. In questo senso generale è un “clinico” chi opera con intento di interve­nire sulla psiche delle persone per modificarla.

Nel significato specifico della psicologia clinica, invece, il ter­mine clinico è riferito essenzialmente alla competenza e at­tività dello psicologo-psicoterapeuta, quindi a quel professio­nista, che ha con­seguito una formazione specifica per lavorare nell’ambito della psi­cologia clinica.

 

Le questioni, a cui la psicologia clinica cerca di dare risposte, sono:

  • che cos’è un disturbo psichico?
  • come nasce e si sviluppa?
  • da che cosa è causato?
  • come può essere curato?
  • come si può prevenire?

 

Nel vasto orizzonte della psicologia, gli ambiti della psi­cologia clinica, che determinano con chiarezza le competenze e gli interventi dello psicoterapeuta, sono:

-  studio della personalità, per verificare e accertare le possibili cause del suo cattivo funzionamento e programmare gli in­terventi più consoni;

-  attivazione di uno dei vari tipi di intervento psicoterapeutico;

- intervento con azioni svolte sull’ambiente sociale del pa­ziente/cliente, sulla famiglia, sull’ambiente di lavoro o sulla comu­nità, in senso lato.

 

Di che cosa si occupa la psicologia clinica

La psicologia clinica si occupa della comprensione e del miglioramento del funzionamento psicologico della persona.

La sua competenza specifica riguarda in particolare i problemi umani della persona e del gruppo sociale in generale.

Essa si dedica a migliorare la situazione degli individui sofferenti; per fare ciò si serve  delle migliori conoscenze e tecniche disponibili e si sforza, attraverso la ricerca, di accrescere la conoscenza e di affinare le tecniche necessarie ad aumentare l’efficacia degli interventi futuri.

 

 

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