LA PSICOTERAPIA

09.10.2014 11:53

di Gilberto  Gobbi

 

"Chi non crede non s'imbatterà mai in un miracolo. Di giorno non si vedono le stelle" (Kafka), perché il miracolo è credere alla possibilità del miracolo del proprio cambiamento.

Ognuno di noi si può trovare di fonte a difficoltà, che necessitano soluzioni impellenti, e sentire la necessità d'appoggiarsi ad una persona per affrontare un periodo difficile della vita, per capire ciò che sta succedendo e per ritrovare la strada ed uscire dalla "selva oscura" a "riveder le stelle".

Rientra nella normalità il dover affrontare dei problemi. Ciò rappresenta una caratteristica della condizione umana dello stare nel mondo. Succede a psicologi e psichiatri, a medici e sacerdoti, ad imprenditori ed operai, a liberi professionisti ed impiegati, a giovani e a meno giovani, di vivere situazioni molto ansiogene, di avere qualche trauma che offusca l'orizzonte e attacca la volontà.

Può essere allora necessario trovare una figura d'appoggio o sperimentare un metodo che faciliti l'uscita da uno sterile travaglio e dall'apatia.

In situazioni simili le modalità usate nel passato erano molto varie. Alcune persone si ritiravano in meditazione e raccoglimento per scavare nell'esperienza e nei ricordi del passato, per liberarsi da angosce  attraverso tecniche psicofisiche e per raggiungere un equilibrio ed un elevato livello di consapevolezza di sé e una maggiore padronanza degli impulsi, dei sentimenti, dei desideri.

Altri ricorrevano ad un padre spirituale o ad un "guru" per essere aiutati a vedere il loro presente, il passato e il futuro, a scorgere legami tra avvenimenti ed eventi, a conseguire una maggiore saggezza e a modificare, almeno in parte, la loro visione del mondo e gli stessi rapporti con gli altri.

Oggi - da qualche tempo - è emersa una nuova figura professionale, lo "psicologo-psicoterapeuta", come persona "informata sui fatti psicoaffettivi", a cui si può far riferimento in situazioni di stress, conflitto, ansia, disfunzioni psicofisiche, necessità diri-equilibrio.

Si va in psicoterapia, come percorso psicologico personale, o, come qualcuno preferisce dire: si va in analisi.

Il presente lavoro intende affrontare che cosa significhi, appunto, andare in psicoterapia, e quali siano i processi e le implicazioni che avvengono in tale contesto relazionale.

La scelta dello psicoterapeuta non è semplice, come non è semplice capire a quale orientamento teorico psicoterapeutico appartenga il professionista. Perché i modelli psicoterapeutici sono molteplici ed è difficile districarsi in essi.

Essere motivati alla psicoterapia è un prerequisito determinante affinché essa sia efficace, consegua, vale a dire, i suoi obiettivi: il cambiamento/miglioramento della persona.

Chi va in psicoterapia?

Molti anni fa, alla fine degli anni sessanta, all'inizio della mia attività, andare dallo psicologo e ancor più dallo psicologo clinico (psicoterapeuta), significava essere considerato "matto". Di fronte al consiglio di andare dallo psicologo, veniva risposto: "Non sono mica matto, io!". Il massimo che le persone si permettevano era di fare i test attitudinali ai ragazzi della terza media presso un Centro di Orientamento Scolastico e Professionale. Quando la disfunzione psicologica era abbastanza grave, da creare problemi relazionali e di disadattamento, chi veniva consultato era lo psichiatra, perché con le pastiglie sedasse la persona.

In questi 40 anni tante cose sono cambiate. La figura professionale dello psicologo e dello psicoterapeuta ha avuto il suo riconoscimento, ha acquisito una sua identità e una sua visibilità psicosociale.

Chi va in psicoterapia?

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